Il deserto, morte o vita dell'anima.
I granelli di sabbia si incastonano nelle bianche maglie delle vesti del mercante, mentre i cammelli suggeriscono, con le loro orme, il loro fugace passaggio.
È la carovana, che si staglia dal monotono. E noiosa prosegue verso Samarcanda.
È la carovana, che scrive sulla sabbia la sua storia che il deserto inghiottirà lentamente sospinto dal vento.
Il deserto.
Questo luogo: dannazione e catarsi.
Morte e vita.
Giaciglio inospitale per eccellenza.
Torrido da trasformare il sole da dispensatore di vita in rapace rapitore di morte.
Algido e maligno si trasforma, col calare della notte.
Il deserto è senza dubbio un luogo dove la natura, l’acqua, la vita sembrano perire ; dove tutto sembra solo abbracciare, sfiancato, la morte.
Il deserto non solo come luogo fisico, ma soprattutto come topos dell’anima.
Un posto che non è fatto solo di sabbia. Basta fermarsi un attimo, sedersi e pensare.
Può anche essere il luogo più affollato del mondo. Le grandi città: così grandi e con così tante persone, dove tutti devono produrre per soddisfare i bisogni materiali di tutti, ma dove spesso non ci si conosce neanche con chi si vive accanto.
Si è soli.
Soli in un bagno di folla.
Il deserto può essere il luogo dove non riusciamo a soddisfare le nostre aspettative: perché la politica, la società, noi stessi…è tutto fermo, incapace di fare scelte difficili e coraggiose ed ecco che quello che ci sta intorno diventa terra arsa.
Il Deserto, il Nulla, la Morte, l’annichilimento di se stessi.
Eppure esso cela un viso, un rovescio vitale.
Ed allora questo spazio diventa Salvezza, Purificazione, diventa Rifugio: definitivamente Vita.
Quando la solitudine, la condizione che si sposa meglio con l’oggetto di questa nostra riflessione, significa capire se stessi, scavare tunnel nell’animo per recuperare ed affrontare paure, sentimenti e ricordi allora le cose cambiano.
Il deserto è il territorio del silenzio, accarezzato solo dal vento e dalla silente voce della sabbia; dove possiamo udire, ammesso che lo vogliamo, quello che l’anima ci racconta.
Quello che, per i credenti, Dio ci suggerisce.
E da qui vorrei ricollegarmi ad un’altra immagine, ad un’altra idea: il Viaggio. In tal modo possiamo anche tornare alla visione evocata all’inizio: la carovana.
Il viaggio è la chiave nella svolta delle nostre vite.
Muoversi dalle terre natie (siano esse geografiche o interiori) significa conoscere mondi nuovi, modi di pensare, lidi diversi.
Spostarsi, sia fisicamente che nell’anima, richiede sacrificio, lancia una scommessa, chiede una promessa.
Il sacrificio, quello di abbandonare la condizione iniziale; la scommessa, quella di ridare una direzione a se stessi; la promessa, quella di ottenere un tesoro (di conoscenze, di nuove esperienze, di nuova dimensione).
Edmond Haracourt asserì: “ Partire è un po’ morire”. Morire a se stessi, ritengo personalmente, lasciarsi indietro una parte di sé ed iniziare a cercare qualcosa di nuovo.
Ed ecco nuovamente la carovana, ecco che si fa strada nel deserto.
Un cammino, nel silenzio del proprio essere, accompagnato dai propri sogni, le proprie zavorre e mercanzie interiori.
Un percorso difficile, amaro talvolta, con la tentazione di ritornare al baccano, al non pensare, al non voler capire, al nonsense del ritmo vorticoso degli impegni quotidiani.
Un sentiero arido, ma che nella sua paupera essenza ci fa capire cosa è davvero importante. Perché solo nella solitudine capiamo cosa realmente ci basta. Solo capendo chi siamo possiamo rifiutare l’inutile. Solo cercando noi stessi possiamo diventare davvero ricchi. Solo, coraggiosamente, attraversando il deserto potremo arrivare a Samarcanda.
E lì poter vendere le nostre cose migliori, poter esprimere al meglio se stessi.
This is the caravan that stands out from the monotony of the desert.And tiresome it goes toward Samarkand.
This is the caravan that writes on the sand its story that the desert will slowly swallow pushed by wind.
The desert.
Labels: anima, deserto, riflessione, vita







